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I pipistrelli Frugivori Ecolocalizzano?

Parlando di scienza, specialmente di Natura, in particolar modo di chirotteri, ci si rende conto che di imparare non si finisce mai. Le ricerche riguardanti questi mammiferi stanno portando a scoprire lati, forse solamente ipotizzati, che ci fanno comprendere quanto ancora misteriosi siano i meccanismi che permettono loro di sopravvivere negli habitat che colonizzano.

Dopo lo stupore per la recente scoperta da parte dei ricercatori della Queen’s University Belfast (2014) che hanno dimostrato la capacità dei chirotteri di orientarsi sfruttando la polarizzazione della luce, ora arriva una sorprendente svolta che potrebbe aggiungere un altro fondamentale tassello nell’ancora acceso dibattito sull’origine dell’ecolocalizzazione nei chirotteri.

Ad eccezione del genere Rousettus, fino ad oggi, era accettata la teoria secondo la quale i pipistrelli della frutta non ecolocalizzassero, ovvero non avessero la capacità di utilizzare questa strategia invece importantissima per la sopravvivenza della maggior parte delle specie del sottordine Yangochiroptera, nel quale gli ultrasuoni sono emessi dalla laringe.

L’esperimento condotto da A. Boonman et al. (2014), nella Thailand’s Prince of Songkia University, è in grado di confutare questa teoria dimostrando che alcune specie di pipistrelli della frutta sono in grado di utilizzare le ali non solo per volare ma anche come biosonar.

Nancy Simmons, ricercatrice dell’American museum of Natural History, New York, dichiara che già nel 1988 uno studio focalizzava l’attenzione sul suono emesso dallo schioccare delle ali di una specie di chirottero, tuttavia non ne risultava chiara la funzione.

Riprendendo questo spunto, i ricercatori hanno monitorato in cattività individui di tre specie: Eonycteris spelaea, Cynopterus brachyotis e Macroglossus sobrinus, attraverso l’utilizzo di telecamere ad alta velocità e infrarossi per poter riprendere in condizioni di scarsa luminosità.Macrog_sobrin_120912-0073_tdp

Sulle pareti della stanza utilizzata per l’esperimento, sono stati disposti dei tappeti per attutire l’eco. Quando la luce nella stanza veniva spenta, in due specie, è stato osservato l’incremento della frequenza del “click”, il suono generato dal movimento delle ali, facendo ipotizzare agli scienziati che potesse essere utilizzato dai chirotteri per orientarsi al buio.

Altre successive prove hanno permesso agli scienziati di capire il funzionamento di questo particolare sistema di ecolocalizzazione.

Nella prima prova è stato inserito nella stanza buia un cavo teso di spessore di 2 cm. Gli individui non erano in grado di evitarlo facendo supporre agli scienziati che il sistema era abbastanza rudimentale e che funzionava in maniera ottimale con ostacoli di grandi dimensioni. Un altro esperimento effettuato ha dimostrato che gli individui, in condizioni di assenza di luce, sceglievano gli oggetti su cui posarsi, prediligendo quelli con elevata capacità di riflessione sonora rispetto ad altri con minor capacità.

Le ultime due prove sono state quelle decisive. I ricercatori hanno sigillato la bocca e anestetizzato la lingua dei chirotteri sottoposti ad osservazione, dimostrando che il “click” veniva prodotto ugualmente senza nessuna differenza, convincendo quindi gli scienziati che l’apparato vocalizzatore non era coinvolto nell’emissione. Infine alterando leggermente il battito delle ali, si è scoperto che il suono non veniva più prodotto, confermando così la teoria secondo la quale proprio le ali di questi chirotteri fossero coinvolte nel sistema di ecolocalizzazione. Il meccanismo che permette la produzione del “click” è ancora ignoto ma negli studi futuri, i ricercatori metteranno a confronto le abilità di eco localizzare di altre specie di pipistrelli della frutta approfondendo aspetti morfologici e funzionali.

Laura Luciani

Qui l’articolo sul national geographic

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