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Ruiz, il cieco che “vede” come i pipistrelli

Essere ciechi non vuol dire non poter andare in bicicletta, fare trekking o vivere in autonomia la propria libertà di movimento. Basta imparare dai pipistrelli. È quello che è riuscito a fare Juan Ruiz, californiano non vedente di 30 anni, che ha fatto tappa a Trieste per diffondere una tecnica che sta insegnando a oltre 5mila studenti in 18 Paesi al mondo. Juan spiega ai ciechi come conquistarsi la capacità di movimento con lo stesso metodo che i pipistrelli usano per evitare di schiantarsi sui palazzi. La usano anche i delfini per orientarsi nelle acque più profonde. Si chiama “eco localizzazione” e permette di individuare la posizione degli oggetti e delle persone ascoltando il ritorno del suono. Funziona così: schioccando la lingua sul palato si emette un “clic” e il ritorno del suono permette di capire dove sono gli ostacoli. Una tecnica antica per il mondo animale, ma che nessuno aveva applicato al genere umano prima di “World Access For The Blind” l’ organizzazione no profit presieduta da Daniel Kish e di cui Juan tiene alto lo spirito in giro per il mondo. A Trieste, Juan è stato invitato dall’Aniomap (Associazione nazionale istruttori di orientamento e mobilità e autonomia personale per disabili visivi) per il primo corso di formazione, finanziato dalla Regione, cui hanno partecipato una decina di istruttori provenienti da tutta Italia. Più volte Juan, “l’uomo radar”, è stato invitato a varie trasmissioni televisive, tra cui le italiane “Show dei record” e “Mistero”. «Ma nulla di tutto questo è legato a super poteri – precisa Juan -. La capacità di ascoltare il ritorno del suono è comunemente utilizzata dai non vedenti, solo che non ne sono consapevoli. Non c’è niente di eccezionale in tutto questo, ci vuole solo tanta costanza e sistematicità». Come l’ha capito? «Avevo 12 anni quando ho incontrato Daniel Kish. Mi aveva parlato di come potevo orientarmi con il “clic” della lingua, ma non ci avevo pre stato tanta attenzione. Poi ho cambiato scuola e mi sono trovato in un ambiente pieno di ostacoli. Un giorno sono andato a sbattere contro un palo e ho capito che era arrivato il momento». Nel tempo Juan ha imparato ad andare in bici, sciare, pattinare e arrampicare. «Poi i non vedenti hanno cominciato a chiamarmi per chiedermi come facevo. Lì ho capito che dovevo diventare un insegnante». E oggi è felice? «Sono molto felice. Ho la libertà di scegliere cosa fare».

Articolo di Elena Placitelli de “Il Piccolo di Trieste”

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